Sabato 21 e domenica 22 marzo 2026 tornano per la 34ª edizione le “Giornate FAI di Primavera”, il più grande evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico dell’Italia: il più efficace strumento con cui il FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dal 1975 esercita la sua missione di educazione della collettività alla conoscenza e alla tutela di quel patrimonio, perché sia per sempre e per tutti.
Accogliendo l’invito del FAI, dal 1993 - anno della pionieristica prima edizione dell’evento – al 2025 quasi 13 milioni e mezzo di italiani hanno potuto scoprire e riscoprire oltre 17.000 luoghi speciali delle città e dei territori in cui vivono.
Accogliendo l’invito del FAI, dal 1993 - anno della pionieristica prima edizione dell’evento – al 2025 quasi 13 milioni e mezzo di italiani hanno potuto scoprire e riscoprire oltre 17.000 luoghi speciali delle città e dei territori in cui vivono.
Ecco i luoghi aperti in Canavese:
Montalto Dora (TO)
CASTELLO DI MONTALTO DORA
Noto come location della fiction Rai del 2006 La freccia nera e utilizzato dal regista Dario Argento per le riprese del film Dracula 3D, il Castello di Montalto Dora sorge in posizione strategica sul monte Crovero, da cui era possibile esercitare il controllo della piana lacustre di Ivrea e della strada che conduce in Val d'Aosta. Si presenta in forma di quadrilatero irregolare, con torri angolari rotonde e con alte mura merlate, lungo le quali si sviluppa il camminamento di guardia lungo circa 160 metri. Il massiccio mastio all'interno delle mura rappresentava il caposaldo difensivo: da qui era possibile esercitare il controllo della piana lacustre di Ivrea e della strada che conduce in Val d'Aosta. Nel cortile del castello si incontrano il posto di guardia e la cappella castrense con affreschi del XV secolo, sulla cui facciata, a opera di Giacomino da Ivrea, è raffigurato un San Cristoforo, protettore dei pellegrini che percorrevano la via Francigena. Gli ambienti della dimora nobiliare comprendono la grande sala baronale ove il signore riceveva gli ospiti di riguardo. Molteplici gli attacchi, a volte devastanti, subito nel corso della storia, come quello avvenuto durante l'assedio di Ivrea del 1641 da parte delle truppe francesi del marchese d'Harcourt, in guerra contro il ducato di Savoia: in quell’occasione l'interno dell'edificio fu smantellato, mentre rimasero in larga parte intatte le strutture esterne. Dopo alcuni passaggi di proprietà, verso il 1890 venne sottoposto a restauri guidati dagli architetti Carlo Nigra e Alfredo D'Andrade, ideatori del borgo medievale di Torino, assumendo il suo aspetto attuale. Proprietà privata, il castello, normalmente non visitabile, si trova all’interno di una Zona Speciale di Conservazione ed è raggiungibile solo a piedi, con una passeggiata di circa 30 minuti dal centro di Montalto Dora.
Noto come location della fiction Rai del 2006 La freccia nera e utilizzato dal regista Dario Argento per le riprese del film Dracula 3D, il Castello di Montalto Dora sorge in posizione strategica sul monte Crovero, da cui era possibile esercitare il controllo della piana lacustre di Ivrea e della strada che conduce in Val d'Aosta. Si presenta in forma di quadrilatero irregolare, con torri angolari rotonde e con alte mura merlate, lungo le quali si sviluppa il camminamento di guardia lungo circa 160 metri. Il massiccio mastio all'interno delle mura rappresentava il caposaldo difensivo: da qui era possibile esercitare il controllo della piana lacustre di Ivrea e della strada che conduce in Val d'Aosta. Nel cortile del castello si incontrano il posto di guardia e la cappella castrense con affreschi del XV secolo, sulla cui facciata, a opera di Giacomino da Ivrea, è raffigurato un San Cristoforo, protettore dei pellegrini che percorrevano la via Francigena. Gli ambienti della dimora nobiliare comprendono la grande sala baronale ove il signore riceveva gli ospiti di riguardo. Molteplici gli attacchi, a volte devastanti, subito nel corso della storia, come quello avvenuto durante l'assedio di Ivrea del 1641 da parte delle truppe francesi del marchese d'Harcourt, in guerra contro il ducato di Savoia: in quell’occasione l'interno dell'edificio fu smantellato, mentre rimasero in larga parte intatte le strutture esterne. Dopo alcuni passaggi di proprietà, verso il 1890 venne sottoposto a restauri guidati dagli architetti Carlo Nigra e Alfredo D'Andrade, ideatori del borgo medievale di Torino, assumendo il suo aspetto attuale. Proprietà privata, il castello, normalmente non visitabile, si trova all’interno di una Zona Speciale di Conservazione ed è raggiungibile solo a piedi, con una passeggiata di circa 30 minuti dal centro di Montalto Dora.
Chivasso (TO)
L'EDIFICIO DI PRESA DEL CANALE CAVOUR
L'opera di canalizzazione della Coutenza Canali Cavour rappresenta l'ossatura portante di un'estesa rete di canali che ha consentito la trasformazione e lo sviluppo del vasto comprensorio risicolo, dell'estensione di circa 300.00 ettari, compreso tra i fiumi Dora Baltea, Ticino e Po. Realizzato tra il 1863 e il 1866 all’indomani della proclamazione del Regno d'Italia, prende il nome dal suo promotore, il conte Camillo Benso di Cavour. L'imponente architettura ottocentesca in perfetto stato di manutenzione cela, dietro l'elegante architettura in cotto e granito, la scenografica galleria di manovra delle paratoie. La bocca di presa, larga al fondo 40 metri, è pavimentata per i primi 460 metri con ciottoloni e per gli ultimi 40 metri, più vicino all'edificio, in granito; è delimitata da alti muraglioni che si elevano di 80 cm oltre il livello delle piene del Po. Il vero e proprio edificio di presa si localizza lungo le sponde del Po, è lungo 40 e largo 8 metri, ed è diviso in 21 luci ripetute in due ordini sovrapposti e costituite da stipiti in pietra viva che contengono tre ordini di paratoie, due utilizzati per il normale servizio di regolazione delle acque e il terzo, sussidiario, funzionante solo in caso di necessità di manutenzione. Si tratta di un'opera che desta meraviglia, sia per la rapidità nell'esecuzione che per la perfezione costruttiva, ottenuta impiegando solo mattoni e pietra naturale. Questa apertura durante le Giornate FAI permetterà la ricoperta di un vero e proprio fiore all'occhiello dell'ingegneria idraulica italiana ed europea.
L'EDIFICIO DI PRESA DEL CANALE CAVOUR
L'opera di canalizzazione della Coutenza Canali Cavour rappresenta l'ossatura portante di un'estesa rete di canali che ha consentito la trasformazione e lo sviluppo del vasto comprensorio risicolo, dell'estensione di circa 300.00 ettari, compreso tra i fiumi Dora Baltea, Ticino e Po. Realizzato tra il 1863 e il 1866 all’indomani della proclamazione del Regno d'Italia, prende il nome dal suo promotore, il conte Camillo Benso di Cavour. L'imponente architettura ottocentesca in perfetto stato di manutenzione cela, dietro l'elegante architettura in cotto e granito, la scenografica galleria di manovra delle paratoie. La bocca di presa, larga al fondo 40 metri, è pavimentata per i primi 460 metri con ciottoloni e per gli ultimi 40 metri, più vicino all'edificio, in granito; è delimitata da alti muraglioni che si elevano di 80 cm oltre il livello delle piene del Po. Il vero e proprio edificio di presa si localizza lungo le sponde del Po, è lungo 40 e largo 8 metri, ed è diviso in 21 luci ripetute in due ordini sovrapposti e costituite da stipiti in pietra viva che contengono tre ordini di paratoie, due utilizzati per il normale servizio di regolazione delle acque e il terzo, sussidiario, funzionante solo in caso di necessità di manutenzione. Si tratta di un'opera che desta meraviglia, sia per la rapidità nell'esecuzione che per la perfezione costruttiva, ottenuta impiegando solo mattoni e pietra naturale. Questa apertura durante le Giornate FAI permetterà la ricoperta di un vero e proprio fiore all'occhiello dell'ingegneria idraulica italiana ed europea.
Borgofranco di Ivrea (TO)
MUSEO DEL CASEIFICIO DI BAJO DORA
Pittoresco villaggio di 350 abitanti con una storia ricca e affascinante, Bajo Dora era un tempo sede di un castello, distrutto durante il conflitto franco-spagnolo del 1640. Qui, dal 1889, il Caseificio permetteva ai contadini del posto di incrementare la produzione di burro e toma. Gestito in forma di “latteria turnaria”, era situato al piano terra di un edificio comunale che ospitava le scuole al piano superiore. Tutto il latte della giornata veniva lavorato dal casaro e il prodotto era destinato al socio che aveva più “crediti” in quel momento. Il caseificio cessò la sua attività nel 1958 per le mutate condizioni economiche. Nel 2025 il Coro Bajolese decise di raccogliere tutte le attrezzature che erano servite per l'attività casearia nel piccolo museo etnografico che già dal 1972 raccoglie le testimonianze orali della gente del Canavese. Armati di registratori, i membri del Coro hanno infatti intervistato anziani, parenti e amici, raccogliendo testimonianze preziose sulla vita di un tempo; il fotografo Giovanni Torra ha seguito con il suo obiettivo Amerigo Vigliermo e il Coro nella loro ricerca, lasciando un patrimonio di immagini di un mondo che non c'è più. È così che da semplice gruppo corale, il Coro Bajolese è divenuto un punto di riferimento per la comunità, un luogo dove si coltivano le tradizioni e si trasmette l’amore per la musica popolare.
MUSEO DEL CASEIFICIO DI BAJO DORA
Pittoresco villaggio di 350 abitanti con una storia ricca e affascinante, Bajo Dora era un tempo sede di un castello, distrutto durante il conflitto franco-spagnolo del 1640. Qui, dal 1889, il Caseificio permetteva ai contadini del posto di incrementare la produzione di burro e toma. Gestito in forma di “latteria turnaria”, era situato al piano terra di un edificio comunale che ospitava le scuole al piano superiore. Tutto il latte della giornata veniva lavorato dal casaro e il prodotto era destinato al socio che aveva più “crediti” in quel momento. Il caseificio cessò la sua attività nel 1958 per le mutate condizioni economiche. Nel 2025 il Coro Bajolese decise di raccogliere tutte le attrezzature che erano servite per l'attività casearia nel piccolo museo etnografico che già dal 1972 raccoglie le testimonianze orali della gente del Canavese. Armati di registratori, i membri del Coro hanno infatti intervistato anziani, parenti e amici, raccogliendo testimonianze preziose sulla vita di un tempo; il fotografo Giovanni Torra ha seguito con il suo obiettivo Amerigo Vigliermo e il Coro nella loro ricerca, lasciando un patrimonio di immagini di un mondo che non c'è più. È così che da semplice gruppo corale, il Coro Bajolese è divenuto un punto di riferimento per la comunità, un luogo dove si coltivano le tradizioni e si trasmette l’amore per la musica popolare.
Per approfittare delle "Giornate FAI di primavera 2026" per conoscere e visitare il Canavese, per prenotare un Hotel od altri servizi turistici consultare la sezione “Prenota” sul sito www.canaveseturismo.org o scrivere a info@canaveseturismo.org.






